Prima di elaborare serve sicurezza
Solo quando si ristabilisce un minimo di senso di sicurezza interna, il sistema nervoso può aprirsi al lavoro profondo. Fino ad allora, la priorità è la regolazione del sistema autonomo: si lavora sul corpo, sulla respirazione, sul sonno, sull’alimentazione, sull’orientamento nel presente.
Si accede gradualmente a ricordi neutri o positivi, che aiutano la persona a rinforzare la parte presente, quella che è in grado di osservare senza affondare.
25 Lug 2025
La psicoterapia è un pronto soccorso?
Perché la psicoterapia non è un pronto soccorso Quando fermarsi è un atto terapeutico
La psicoterapia non è sempre elaborazione del trauma. In fase acuta serve prima stabilizzare, proteggere e regolare il sistema nervoso. Scopri perché fermarsi a volte è la vera cura.
Il dolore psicologico, come una frattura, ha le sue fasi
Quando soffriamo, vogliamo risposte immediate. Chi entra in terapia spesso lo fa in un momento di crisi, con un’urgenza profonda: “Non ce la faccio più, devo risolvere adesso.” Ma la psicoterapia non è un pronto soccorso emotivo. Non è il luogo in cui si interviene a caldo sul trauma.
È un percorso che ha bisogno di tempo, sicurezza e stabilità interna.
Il dolore psicologico, come una frattura, ha le sue fasi
Quando ti rompi una gamba, nessuno ti chiede di correre. Prima viene la radiografia, poi l’ingessatura, il riposo, la fisioterapia. Solo dopo che l’osso si è saldato, si può pensare a tornare a camminare bene.
Lo stesso vale per il dolore psicologico. Anche qui ci sono fasi diverse, e se la persona è in fase acuta, non si può andare a toccare il trauma.
Cosa si intende per fase acuta?
Parliamo di fase acuta quando la persona è in uno stato di:
pensieri suicidari,
agiti impulsivi,
ansia ingestibile,
confusione mentale,
dissociazione,
derealizzazione o blocco.
In questi casi, il primo obiettivo non è capire, ma proteggere.
Cosa serve in questi momenti?
A seconda della gravità, si possono attivare:
In questi casi, il primo obiettivo non è capire, ma proteggere.
Prima di elaborare serve sicurezza
Solo quando si ristabilisce un minimo di senso di sicurezza interna, il sistema nervoso può aprirsi al lavoro profondo. Fino ad allora, la priorità è la regolazione del sistema autonomo: si lavora sul corpo, sulla respirazione, sul sonno, sull’alimentazione, sull’orientamento nel presente.
Si accede gradualmente a ricordi neutri o positivi, che aiutano la persona a rinforzare la parte presente, quella che è in grado di osservare senza affondare.
Non è questione di volontà, ma di possibilità reale
La persona non regge, non perché è debole o non vuole, ma perché non può. È come dire a chi ha una gamba rotta: “Corri.” Non è questione di motivazione, ma di biologia. Come il callo osseo che si forma lentamente prima che l’osso possa tornare a sostenere il corpo, anche la stabilità emotiva ha bisogno di tempo e pazienza.
La psicoterapia non è sempre un andare avanti. A volte è aspettare che ci siano le condizioni per procedere. Nel frattempo, si lavora sulle risorse di base:
il ritmo del respiro,
la qualità del sonno,
la possibilità di nutrirsi,
il contatto con la realtà e con il corpo.
Il rispetto dei tempi è già cura
È vero: può essere frustrante, per chi è in terapia e per il terapeuta. Vorremmo tutti “fare qualcosa”, “vedere risultati”, “andare al nocciolo”. Ma non rispettare i tempi del corpo rischia di far collassare tutto.
E non c’è cura senza rispetto.
Se senti che ora non ce la fai, non è un fallimento. È un punto di partenza.
Nel mio studio di Cagliari, lavoro con approcci basati sulla sicurezza – come EMDR, teoria polivagale e mindfulness – per aiutare le persone a ritrovare il contatto con sé e preparare il terreno per elaborazioni future. Se senti il bisogno di cominciare da te, dai tuoi ritmi e da ciò che è sostenibile oggi, puoi contattarmi.
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